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Paperando

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Gli animali mitologici , 2°parte
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Il satiro (in Greco, Σάτυροι — Sátyroi)

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è una figura mitica maschile, compagna di Pan e Dioniso, che abita boschi e montagne. È personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto dionisiaco.

I satiri sono generalmente raffigurati come esseri umani con caratteristiche animali, come le lunghe orecchie, le corna, la coda e le zampe di capra. Vengono rappresentati come esseri lascivi, spesso dediti al vino, a danzare con le ninfe ed a suonare il flauto.

Il loro principale esponente era Sileno, una divinità minore associata (come Hermes e Priapo) alla fertilità.

Balio e Xanto

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Nella mitologia greca, Balio e Xanto (o Xanthe, che significa giallo) erano due cavalli immortali nati da Zefiro il vento dell’ovest e dallarpia Podarga. Entrambi avevano il dono della parola, concessogli da Era. Erano guidati da Automedonte, il cocchiere di Achille.
Alle nozze di Peleo, tutte le divinità fecero dono di qualcosa prezioso al celebrante. Il dio Posidone re dei mari donò a lui i cavalli immortali Xanto e Balio.

In seguito troppo vecchio per partecipare alla guerra di Troia Peleo fece dono ad Achille di molti dei suoi tesori, fra cui i due formidabili cavalli. Tali animali faranno compagnia all’eroe fino alla fine dei suoi giorni.

Quando nella famosa guerra Achille uccise Ettore legò il suo cadavere al proprio cocchio, istigò i suoi cavalli, Xanto Balio e Pedaso.
Xanto, predisse ad Achille la sua morte imminente, facendolo infuriare.

Pitone

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Era un drago-serpente di dimensioni impressionanti, figlio di Gea, prodotto dal fango della terra dopo il Diluvio Universale. Custodiva l'Oracolo di Delfi.

Apollo aveva un conto da regolare con il serpente Pitone che aveva perseguitato tanto crudelmente sua madre Leto, prima della sua nascita, costringendola a scappare per tante terre.
Quando divenne un giovane bello e forte, partì dall'isola natale e si diresse ai piedi del monte Parnaso, dove in un'orrida caverna c'era il mostruoso serpente; si affacciò alla grotta lanciando al suo interno una torcia accesa e fumante, che avrebbe costretto il serpente a venir fuori.
Pitone infatti uscì, Apollo tese l'arco e gli lanciò addosso un'infinità di frecce, che uccisero finalmente Pitone.
La caverna del serpente Pitone, divenne un oracolo, il più famoso oracolo di tutto il mondo antico, l'oracolo di Delfi.
In questa grotta, da crepe nel terreno, uscivano vapori eccitanti che inebriavano la sacerdotessa, Pizia, che assisa su un tripode pronunciava le parole sconnesse e oscure, che un profeta interpretava.

Il grifone


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Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d'aquila. Molte illustrazioni moderne rappresentano il grifone con le zampe anteriori da aquila, dotate di artigli. Generalmente comunque ha quattro zampe da leone. La sua testa da aquila ha orecchie molto allungate; queste sono a volte descritte come orecchie da leone ma spesso anche da cavallo, a volte anche piumate. Stando ad alcuni autori, la coda sarebbe costituita da un serpente, paragonabile a quella della chimera.
Il grifone è quindi spesso rappresentato con quattro zampe, ali, becco, artigli d'aquila e spesso con orecchie equine. In antichità era un simbolo del potere divino e un guardiano della divinità.

Raramente un grifone è dipinto senza ali: nel Quattrocento e anche più tardi in araldica questa creatura veniva considerata un grifone maschio, a differenza delle femmine dotate di ali. Sempre in araldica un grifone ha sempre le zampe anteriori da aquila. La creatura con le zampe anteriori leonine è distinta come Opinicus. In araldica simboleggia custodia e vigilanza. Inoltre poiché riunisce l'animale dominante sulla terra, il leone, con quello dominante in cielo, l'aquila, il grifone simboleggia anche la perfezione e la potenza.

Probabilmente deriva da un animale mitologico romano, il Grifo, anche lui con testa d'aquila, e corpo di leone. Viveva nei monti Rifei, dove custodiva l'oro del Nord. Secondo altre fonti mitologiche, il grifone era il triplo di un normale leone. Un solo colpo della sua poderosa zampa poteva abbattere all'istante uno stallone adulto e il becco d'aquila riusciva a sventrare la preda in pochi secondi. La leggenda del grifone nasce dalla mitologia mesopotamica, fenicia e babilonese.

L'ippogrifo

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Il suo nome deriva dalle parole greche hippos (cavallo) e grypòs (grifone). L'ippogrifo è infatti una creatura alata, originata dall'incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da leone ed il resto del corpo da cavallo.
Ritroviamo questo animale nel IV libro dell'Orlando Furioso dell'Ariosto. Nel poema, Orlando si innamora fino alla follia di Angelica, ma non è corrisposto. Astolfo parte alla ricerca del senno dell'eroe, prima da San Giovanni, in Paradiso, poi sulla Luna. È chiaro che per raggiungere queste località è necessario un veicolo eccezionale, una cavalcatura fantastica: è l'ippogrifo.
In quest'opera l'ippogrifo trae elementi sia dalla figura di Pegaso che da quella del grifone, un incrocio tra leone e aquila.
Nel poema dell'Ariosto le parti leonine del grifone sono sostituite con quelle di un cavallo, mentre rimangono la testa e le ali dell'aquila.
L'idea del connubio tra grifone e cavallo si trovava già nelle Bucoliche di Virgilio, in un passo che considerava questo incrocio come qualcosa di impossibile e assurdo, visto il leggendario odio tra i due animali:
"Iungentur iam grypes equis": da oggi i grifoni si uniranno ai cavalli (Egloga VIII, 27).

L'Ippogrifo sembra essere più facile da domare rispetto ai grifoni. Nelle leggende medioevali in cui questo animale fantastico appare, è di solito l'animale domestico di un cavaliere o un mago. Funge da eccezionale destriero, poiché può volare veloce come un fulmine. Si dice che sia onnivoro, e che mangi sia piante sia carne.

Il cinghiale di Erimanto

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Nella Mitologia greca, questo era un poderoso e ferocissimo cinghiale che viveva sul monte erimànto e che terrorizzava tutta la regione:Ercole lo catturò vivo e lo portò ad Euristeo che per la paura si nascose in una botte.
La sua cattura fu la terza delle dodici fatiche di Eracle.

Cerbero

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Cerbero nella mitologia greca, era uno dei mostri che erano a guardia dell'ingresso dell'Ade, il mondo degli inferi.
È un cane a tre teste che simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro. Il suo compito era impedire ai vivi di entrare ed ai morti di tornare indietro.
Placato da Orfeo con il suono della lira, da Enea con la focaccia preparata dalla Sibilla, fu domato solo da Ercole che lo incatenò e lo trascinò a Trezene, rimandandolo poi negli inferi. Viene posto da Dante a guardia dei golosi (Inferno VI).


L'Idra di Lerna



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Nella mitologia greca l'Idra di Lerna è un mostro a forma di serpente e con molte teste, nato da Tifone ed Echidna, come Cerbero e la Chimera.
Secondo la maggior parte delle leggende, aveva nove teste, di cui la centrale era immortale. Si parla però anche di cinquanta teste che, secondo alcuni mitologi, sarebbero state d'oro. Qualsiasi testa venisse tagliata, subito ne rinascevano due. Il fiato ed il sangue dell'Idra erano velenosissimi.
l mito narra che l'idra fu uccisa da Eracle durante la seconda delle sue fatiche. Aiutato dal nipote Iolao, che bruciava le ferite inferte dall'eroe per non far ricrescere le teste, Eracle riuscì a tagliare tutte le teste, compresa l'ultima immortale, che seppellì sotto una roccia. Poi bagnò la punta delle frecce nel sangue dell'idra, per rendere le ferite inflitte da esse inguaribili.

Il veleno dell'Idra fu inoltre la causa della morte dell'eroe. La moglie Deianira, ingannata dal centauro Nesso, userà il sangue del mostro come filtro d'amore, impregnando una veste che fece poi indossare al marito. Un'accidentale puntura con una delle frecce avvelenate provocò atroci sofferenze a Chirone, centauro amico e insegnante di Eracle che, essendo immortale, non poteva morire.


Per scrivere questa discussione ho consultato diversi siti web .Le immagini le ho trovate su Google.

Edited by pieraim - 17/6/2008, 12:02

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Silvana

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/12/2009, 17:59


brava Piera! :022.gif: :022.gif:

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/12/2009, 00:31


concordo, brava!

munen muso de aru

sono un mantenuto. Grossomodo un animale domestico

se ognun l'interno affanno portasse scritto in fronte talun, che invidia fanno, farebbero pietà

La mia ammirazione va solo a due categorie di uomini: quelli che potrebbero impazzire in qualsiasi momento e quelli che in qualsiasi momento sarebbero capaci di suicidarsi. Solo costoro mi impressionano, perché soltanto in loro fervono grandi passioni e si compiono grandi trasfigurazioni. Emil Cioran

 
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il mio preferito è cerbero :lol: :lol:

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